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Happy Casa, troppo brutti per essere veri: I perché di uno "schiaffone" meritato

Simone Silvestro
27.09.2019 16:36

Foto Tasco, www.newbasketbrindisi.it

Dire che ci si aspettava un esordio migliore è un eufemismo, ma come Brindisi non era diventato uno squadrone pochi giorni fa quando aveva messo paura ai campioni d’Italia, non è diventata un rottame oggi che ha lasciato per strada 2 punti decisamente alla portata. Perché di questo si tratta, in fin dei conti: sappiamo bene che se giocando allo stesso modo Brindisi avesse comunque  vinto i commenti che si leggono in giro sarebbero di tutt’altro tenore.

Cerchiamo di vedere nel dettaglio cosa non ha funzionato e perché:

“Troppi” Banks e Brown - Si parla dell’attacco: è parso fin troppo evidente che Banks e Brown abbiano in mano la leadership della squadra, il che non è certo un male; lo diventa però nel momento in cui i due sono costretti a prendere ben 25 delle 63 conclusioni complessive dal campo (cioè il 40%) e a segnare 34 dei 64 punti totali (cioè il 53%); serve coinvolgere di più i compagni, anche perché i giocatori in grado di segnare ci sono. Ieri molti pick and roll non si sono “chiusi” con il passaggio al lungo (male ieri entrambi i centri), ma quasi tutti con il tiro di Adrian. Qui ci sono anche i meriti di Cantù che in difesa non ha mai lasciato tagli facili a canestro ai brindisini.

Thompson spaesato - Sebbene si tratti di un ottimo passatore, non si tratta di un playmaker puro e questo lo si è capito presto (in Olanda giocava guardia); oggi tuttavia i playmaker puri sono una rarità, per questo il problema non si ferma lì, ma è più in generale nel fatto che è apparso poco coinvolto (o non si è fatto coinvolgere) nelle manovre d’attacco, soprattutto dopo che l’anno scorso era la prima soluzione offensiva della sua squadra, mentre oggi si trova in un’orchestra in cui esistono già il primo e il secondo violino nella quale lui deve prendersi il suo posto nelle gerarchie con pazienza, con atteggiamento propositivo, e con un pizzico di cattiveria in più che ad oggi non si è vista.
Esempio lampante: nella finalina di Supercoppa contro Cremona, Thompson è venuto fuori quando Banks e Brown erano seduti in panchina. Risultato: 17 punti, 7/9 dal campo, 5 rimbalzi, 5 assist, 3 recuperi, 30 di valutazione.
I mezzi tecnici li ha tutti, serve più personalità.

Poco tiro da 3 - Personalmente, una squadra che tira poco da 3, chi scrive l’ha sempre considerata una squadra virtuosa, che cerca di segnare più vicino al canestro, senza esasperare la ricerca del tiro pesante. Siamo nell’epoca però in cui ogni squadra prende abbondantemente oltre 20 tiri da 3 a partita (in molti casi più di 30), ed anche se con scarse percentuali questa cosa spesso paga per una semplice questione di numeri. Brindisi ha concluso la gara con Cantù con 18 tiri da 3 tentati (di cui 4 nel minuto finale della disperazione). Con il rientro di Stone questo problema sarà in parte risolto, ma il timore che manchi un tiratore di professione resta.

Difesa - Unica nota positiva è l’aver visto una squadra che ha nelle sue corde un’indole difensiva in quasi tutti gli interpreti, dove Kelvin Martin rappresenta il leader che l’anno scorso era Gaffney.

Sono analisi che naturalmente si fermano a 3 partite ufficiali, pronte ad essere smentite già domenica, quando a Roma ci attenderà l’ex Piero Bucchi, che invece non ha sfigurato nella trasferta del palaDozza nonostante le assenze pesanti.

Buon lavoro a Vitucci nella messa a punto di una squadra che ha potenzialità decisamente migliori di quelle espresse, e che siamo certi verranno fuori nelle prossime partite.

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