Basket

Happy Casa, è un Brindisi formato Europeo. Ora la Champions League diventa ancora più preziosa.

Simone Silvestro
17.11.2020 11:58

In primo piano Riccardo Visconti, Foto Tasco

UNA SERIE DA FAVOLA - L’Happy Casa Brindisi non smette più di stupire: con quella di Sassari sono ormai 7 le vittorie consecutive in campionato, e 8 quelle fra campionato e coppa. Quello che più sorprende però è che molte di queste vittorie sono arrivate dopo partite condotte e per certi momenti addirittura dominate, basti pensare al secondo tempo sul campo della Virtus Bologna o alla prima metà di partita contro la Dinamo Sassari: si tratta di avversari che, secondo i power rankings, dovrebbero stare davanti a Brindisi in campionato, e che invece  hanno subito per lunghi minuti la compagine bianco azzurra, e solo con due rientri estemporanei hanno rimesso in discussione il risultato.

Impressiona la maturità con cui questa squadra, che ricordiamo essere nuova per 7 decimi, affronta, conduce e controlla le partite, dando spesso la sensazione di essere lei la favorita, anche nelle partite contro le big.

TUTTI IMPORTANTI - Se pur Harrison sia il primo realizzatore e l’uomo dal maggior carisma, in questo roster ogni giocatore sa essere importante a modo suo, e non si ha mai l’impressione che un’assenza possa rendere questa squadra più di tanto “menomata”.

Infatti le ultime due vittorie (una in coppa, una in campionato) sono arrivate senza uno dei giocatori più determinanti di questo inizio di stagione: Derek Willis è il vero “tuttofare” di questa squadra, e prima della sospetta positività al Covid-19 veniva da ben 4 doppie-doppie consecutive.

La sua assenza, strano a dirsi, non si è quasi fatta sentire: prima di tutto perché il reparto lunghi ha retto benissimo soprattutto in difesa, potendo occupare il posto in campo di Willis sia con Udom che con Gaspardo, abili difensori se pur con caratteristiche molto diverse (confermata infatti la dominanza a rimbalzo); in secondo luogo perché la mancanza numerica è stata l’occasione per dare più minuti ad un Visconti che era stato poco utilizzato nelle prime uscite, e che sta dimostrando di meritare a pieno la categoria, nonostante sia il suo primo anno da rotazione fissa nella massima serie.

SQUADRA PROFONDA - La profondità è proprio uno dei fattori che più è mancato in altre stagioni: possiamo dire che per la prima volta da diversi anni a questa parte Brindisi può contare su 10 rotazioni piene, dove ogni elemento è in grado non solo di dar fiato ai titolari, ma anche di giocare minuti importanti e decisivi delle partite, come è accaduto per Visconti nell’esordio Europeo con il Darussafaka (20 punti, di cui ben 11 nell’ultimo quarto) e per Mattia Udom nella bellissima vittoria di Sassari (dove ha sfiorato la doppia-doppia).

PROSPETTIVE E INCERTEZZE - Il secondo posto in classifica alle spalle dell’inavvicinabile Olimpia Milano proietta Brindisi in una posizione che rende scontato pensare che, anche quest’anno, Brindisi parteciperà alla Final Eight di Coppa Italia.
Come, quando e in che condizioni sarà giocata quest’ultima resta tutt’ora un mistero, così come tutta l’incertezza dovuta all’emergenza Covid-19 e le difficoltà che ne derivano fra rinvii di partite, focolai nelle squadre e riorganizzazione di campionati e coppe restano appostate come una spada di Damocle sulla testa di questa squadra.

La passata stagione si è chiusa subito dopo la sconfitta in finale di Coppa Italia contro Venezia, lasciando tanto amaro in bocca per quello che sarebbe potuto essere e non è mai stato il finale di campionato. Quella squadra aveva dimostrato di poter essere un osso duro per qualsiasi avversaria, per di più dovendo ancora completare l’inserimento di un elemento come Dominique Sutton, giocatore dal carattere non semplicissimo da gestire, ma potenzialmente dominante soprattutto quando le partite si fanno roventi.

Diciamoci la verità: questa estate in pochi avrebbero scommesso sul fatto che in questa stagione l’Happy Casa Brindisi avrebbe costruito una squadra che al momento non solo non fa rimpiangere quella precedente, ma dà l’impressione di poter essere anche più forte. Peccato che per sognare veramente in grande quest’anno tocca fare i conti con una Milano che al momento non sembra avere punti deboli, e mentre l’anno scorso lasciava punti per strada e dava spesso l’impressione di essere sì fortissima ma tutt’altro che imbattibile, quest’anno sembrerebbe almeno per il momento un avversario inavvicinabile, almeno in ottica serie playoff.

L'EUROPA NON SPAVENTA PIU'  - La stagione però è molto lunga (Covid permettendo), e tante situazioni possono cambiare come tante occasioni possono presentarsi a una Brindisi così competitiva, che anche quest’anno ha una coppa Europea da onorare. La differenza con lo scorso anno però è proprio quella di cui parlavamo poco fa: questa squadra, oltre ad essere tosta quanto e più di quella passata, è profonda e mai come quest’anno ha serie possibilità di fare strada in una Champions League alla quale partecipano grandi squadre, ma nel quale tanto può decidere l’aleatorietà dei momenti in cui si affrontano le corazzate più forti.

La partita con il Darussafaka è un esempio di partita che lo scorso anno, probabilmente, avremmo perso: dopo essere stati in vantaggio per gran parte dell’incontro, i turchi sono rientrati fino al -2 nell’ultimo quarto; in questa situazione nella scorsa Champions League Brindisi ha perso almeno due partite (Paok Salonicco e Dijon), perdendo lucidità e mancando di uomini e sangue freddo nel momento in cui un titolare usciva per falli o c’era un’assenza per infortunio. Stavolta invece Brindisi ha reagito da grande squadra, trovando i protagonisti proprio dalla panchina e ottenendo una vittoria meritata per l’intero incontro, il tutto mentre lo scorer D’Angelo Harrison si godeva lo spettacolo dalla panchina. Tutto fa pensare che questo non sia un caso, e che questa mentalità sia proprio quella che serve per diventare pericolosi anche oltre i confini italiani.

Inoltre il format ridotto con il girone a 4 squadre riduce a sole 6 partite (una già portata a casa) gli impegni della prima fase, e ancora di più rende sostenibile un doppio impegno che Brindisi deve cercare di ottimizzare. Per prestigio, per i premi in palio che ci saranno se si farà strada, per essere sempre più presenti nel panorama europeo e rendere sempre più appetibile il nome di Brindisi sul mercato.

E chissà che un domani in Europa, al nome di Brindisi, non si associno frasi del tipo “Ah sì, quella che ha eliminato…in Champions League” o magari “Ah sì, quella che ha…la Champions League”.

Non ci permettiamo di completare le frasi, ma siamo sicuri che non suonerebbero per niente male…

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