Basket

Bostic, dall'addio burrascoso al doppio zero sulle spalle. Ora parola al campo.

Simone Silvestro
26.02.2021 13:55

Capita spesso che quando un giocatore lascia una squadra a campionato in corso viene "salutato" dai tifosi della stessa con tanto risentimento con gli aggettivi più disparati, dallo scarso all'egoista, passando per mercenario e senza attaccamento alla maglia.

Tralasciando il fatto che il commento di un tifoso difficilmente può essere del tutto oggettivo e disinteressato, in alcune occasioni il giudizio generale è concorde: la sua esperienza in quella squadra è stata una delusione.  E’ il caso di Josh Bostic, neo acquisto di Brindisi, che ha lasciato Reggio Emilia sommerso da commenti poco lusinghieri sia da parte dei supporters che da buona parte della stampa Reggiana, che non è stata per niente tenera con l’americano. 

La sensazione che hanno dato ai lettori è quella di essersi liberati di una zavorra, di un elemento di disturbo non funzionale al gioco di squadra. Naturalmente solo chi conosce i fatti dall'interno può esprimere giudizi e parlare con cognizione di causa, e se già l'ambiente intorno ad una squadra ha una visione parziale, figurarsi chi invece non segue la realtà reggiana. 

Tali premesse dovrebbero “preoccupare” l’ambiente brindisino? Non c’è una risposta sempre esatta a questa domanda, ma la cosa più logica da fare è chiedersi se il giocatore abbia avuto altri contenziosi con squadre in cui ha giocato in precedenza: da una breve ricerca parrebbe di no, per lo meno non nelle precedenti esperienze italiane a Caserta e Sassari.

A dire il vero se si parla del rendimento puramente tecnico del giocatore, anche a voler trascurare le fredde cifre (che sono comunque notevoli con 13.7 punti col 37% da 3), il giocatore era stato nella prima parte di stagione una delle pedine più importanti della squadra emiliana, salvo poi calare enormemente nell’ultimo mese e mezzo, mese che però ha visto un calo di tutta la squadra biancorossa, oltre ad un’altra separazione proprio con l’ex Brindisi Dominique Sutton, uno le cui intemperanze caratteriali invece hanno più di un precedente.

Quando un giocatore (soprattutto se straniero) cambia squadra ci sono decine di fattori che influiscono sul suo rendimento: ambientamento, ruolo nella squadra, rapporti con compagni e staff, condizioni fisiche e mentali, aspettative, stato di forma, fortuna (sì, perché c'è anche quella a volte a determinare le situazioni), carattere del giocatore, carattere del coach, rapporti con tifosi e società...e si potrebbe continuare.

In poche parole è il contesto che può essere determinante, sia in un senso che nell’altro. Bostic arriverà in una squadra che ha già un suo equilibrio e una gerarchia ben precisa, ma soprattutto ha dalla sua parte i risultati che ad oggi la vedono seconda in classifica (e quindi in corsa per un importante piazzamento playoff) e qualificata alla seconda fase della Champions League. Se c’è una cosa che è fuori discussione è che qualsiasi giocatore vuole vincere, e quando trova situazioni che funzionano è il primo a volere che queste continuino a funzionare.

Citiamo qualche esempio, due che hanno fatto meglio in casa nostra e uno che ha fatto meglio lontano da casa nostra.

Pensando a casa nostra viene in mente innanzitutto Devondrick Walker nella stagione 2018-2019: ai margini e tagliato da Trieste senza troppi rimpianti, il giocatore nel breve periodo di permanenza a Brindisi si è incastrato alla perfezione nei meccanismi di Vitucci, consacrandosi come sesto uomo spezza-partite grazie alle sue doti balistiche, e arrivando (prima dell’infortunio) a mettere seri dubbi sul fatto che al rientro di Clark gli avrebbe lasciato il posto.

Il secondo lo abbiamo ancora in casa ed è Raphael Gaspardo, uno dei giocatori meno apprezzati proprio dal pubblico reggiano. Raph ha probabilmente giocato a Reggio nel momento sbagliato, in una squadra che faceva ancora fatica a trovare i successori dei senatore Della Valle e Kaukenas, e che tuttora fa fatica a dare continuità al suo progetto post Menetti. A Brindisi ha trovato una squadra molto rinnovata, ma ricostruita su solide certezze come coach Vitucci, Banks e John Brown; la sua crescita graduale lo ha fatto diventare certezza, guadagnandosi la conferma e un posto sempre più importante anche e soprattutto adesso che quei due senatori non ci sono più.

Chi invece a Brindisi non ha mai convinto per poi esplodere altrove è AJ English. L’americano era per altro un rookie, uno dei 3 con cui si iniziò l’unica stagione di Meo Sacchetti a Brindisi. La ghiotta occasione di prendere Phil Goss (ai tempi free agent) non lasciò al ragazzo il tempo di prendere le misure del nostro campionato, per poi esplodere in maniera clamorosa a Francoforte, in Bundesliga, dove viaggiò ad una media di oltre 17 punti a partita.

Non resta che augurarsi che Josh Bostic possa trovare il contesto ideale e aggiungersi alla lunga lista di giocatori rigenerati dalla cura Vitucci. La scelta dello 00 sulle spalle (appartenuto a John Brown) è un'eredità che, ha ammesso nelle presentazione, neanche lui si aspettava. Eppure uno scherzo del destino ha voluto che come il suo precedente possessore, gli sia associata la sigla JB. 

Alla fine sarà sempre il campo a emettere il suo verdetto, a volte confermando in parte (mai tutti) i commenti che sono stati spesi, a volte smentendoli nella maniera più clamorosa.

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