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Happy Casa, gli indizi di Olbia: Chi c'era già, chi è già pronto, chi lo sarà.

23.09.2020 13:50

Foto Tasco

Dopo le sei partite al GEO Village di Olbia giocate tutte in crescendo, spendiamo poche parole per ognuno dei componenti del nuovo roster. Una specie di sintesi delle impressioni avute dopo le prime uscite, che potrebbero suggerirci cosa aspettarci da ognuno di loro nel resto della stagione.

Alessandro Guido (Playmaker) – Riccardo Cattapan (Centro)

Sono i due gregari che accompagneranno la squadra in questa stagione, che hanno anche avuto occasione di giocare minuti importanti nelle partite contro l’incompleta Virtus Roma. Difficilmente li vedremo in campo in campionato o in Champions League, ma loro ci saranno sempre. Perché in una squadra c’è bisogno anche di chi lavora nell’ombra ed è al servizio degli altri.

Darius Thompson (Play-Guardia)

La prima conferma, il nostro playmaker titolare, è partito con il piede giusto mostrando una baldanza e una sicurezza vista solo a sprazzi lo scorso anno. Mediamente ha preso già più conclusioni a partita rispetto all’anno precedente ed è risultato quasi sempre il miglior assist-man della squadra. Tutti gli attacchi, questa volta, passeranno dalle sue mani. Il compagno di reparto D’Angelo Harrison sembra ad oggi già essere un compagno di reparto più complementare rispetto a quanto non lo fosse Banks perché gli permette di tenere molto di più la palla in mano. E questo, per uno come lui, potrà fare una grossa differenza. Sta bene in campo e fuori, e si vede: il nuovo faro della squadra è brindisino.

Alessandro Zanelli (Playmaker)

Il nuovo capitano, al suo terzo anno in biancoazzurro, c’è e non si nasconde più. Ha saltato qualche partita per acciacchi ma nelle altre è stato come sempre quello che restituisce ordine uscendo dalla panchina, non disdegnando le conclusioni da fuori che quest’anno potrà prendere con più frequenza. Se guadagnerà ancora più minuti come è probabile dovrà limitare al minimo alcune distrazioni in difesa che in molte situazioni potrebbero costar caro.

D’Angelo Harrison (Guardia)

In sei partite ha mostrato tanto, tantissimo, e siamo certi che sia solo all’inizio. Un giocatore dal talento sconfinato, capace di trovare il canestro sia attaccando il ferro che tirando da fuori (spesso da ben più lontano dei canonici 6.75m). Un ball-handling da far invidia, un fisico apparentemente tozzo ma incredibilmente agile e rapido, ed anche un’abilità di muovere la palla e smazzare assist ai compagni (soprattutto penetra e scarica) non comune a tutte le guardie. Non ultima, una capacità di creare vantaggi e imballare le difese anche senza avere la palla in mano, come invece prediligeva Banks. Quasi 20 punti di media a partita giocando poco più di 20 minuti in Supercoppa. Un unico neo: c’è da lavorare sul carattere esuberante che potrebbe fargli prendere qualche tecnico di troppo, complicando le partite. Se al fantabasket cercate un nome su cui puntare le fiches, eccolo qui.

Riccardo Visconti (Guardia)

Si è detto un gran bene di questo ragazzo, e alle prime uscite si sta già spiegando il perché. Visconti, di appena 22 anni, ha mostrato qualità tecniche enormi e personalità da vendere in queste partite di Supercoppa, e i minuti in campo sono già stati più di quelli che ci si poteva aspettare. Uno dei maggiori dubbi riguardava il fisico, apparentemente leggero per la massima serie, ma non è un fattore che è saltato all’occhio. Lo ha fatto invece la sua faccia tosta e il suo gran tiro da fuori (per il quale utilizza una perfetta meccanica che rende pressoché impossibile una stoppata). Si troverà di fronte avversari più difficili, ma tutti hanno già capito perché De Raffaele lo lanciò in prima squadra già quattro stagioni fa.

James Bell (Ala piccola)

Finora forse quello che ha convinto di meno, o magari che semplicemente si è fatto notare meno. Sostituire Kelvin Martin non sarebbe facile per nessuno, soprattutto nella metà campo difensiva, e su di lui vanno ricordati anche gli strascichi di un infortunio che lo ha tenuto a lungo lontano dai campi prima della chiusura anticipata dell’ultima stagione. Tiratore specialista sugli scarichi, avrà modo di rifarsi col passare delle settimane conoscendo i compagni e mettendosi alle spalle gli acciacchi. Il suo curriculum ci garantisce che il giocatore si è imposto su palcoscenici più alti della Serie A, e pertanto tempo al tempo.

Raphael Gaspardo (Ala Grande-Ala Piccola)

Anche lui una gradita conferma, al secondo anno in biancoazzurro Raphael avrà molti minuti e, da quel che pare da quanto visto in Supercoppa, verrà utilizzato parecchio da ala piccola. Non è il suo ruolo naturale, ma la sua tecnica e il fisico agile non escludono che possa sbocciare anche in questa nuova posizione. Potrà spesso partire in quintetto, e questa cosa deve stimolarlo a fare ancora di più: non rifiutare i tiri, non esitare ad attaccare il ferro, non demoralizzarsi dopo un errore. Se diciamo questo è perché siamo convinti che abbia i numeri per diventare uno dei migliori azzurri della serie A.

Derek Willis (Ala Grande)

Sebbene fra i volti nuovi sia uno dei più “rodati” già in Europa, Willis è anche uno di quelli che potrà migliorare più di tutti, non solo per il talento che in prospettiva potrà portarlo in palcoscenici molto importanti, ma anche perché meglio di altri può diventare importantissimo in un sistema che lo vede al centro dei giochi. Ala grande soprattutto perimetrale in attacco, ma con ottima attitudine ai rimbalzi e notevole velocità e buon palleggio. Proprio la velocità certe volte sembra farlo diventare troppo frettoloso nelle scelte, rischiando di vanificare ottime cose in difesa. Mano educatissima dall’arco dei 3 punti e capacità di trovare il canestro in tanti modi, compresi tiri in mezza virata dal post-up: merce rara per i lunghi di serie A. Nome da cerchiare in rosso: di Willis si parlerà molto anche fuori da Brindisi.

Mattia James Udom (Ala Grande)

Esordio assoluto in serie A per il 26enne nativo di Bagno a Ripoli. Nelle prime uscite ha mostrato un po’ di (naturale) timidezza nel confrontarsi per la prima volta al piano superiore, ma il fisico e il tempo sono dalla sua parte. Ala grande più interna che esterna, se risponderà bene lo vedremo spesso accoppiato con giocatori più grossi di lui (in A2 in qualche occasione ha giocato centro), contro cui lo vedremo fare a sportellate e contendere molti rimbalzi. Il tiro da fuori non è la specialità della casa, ma se preso in ritmo e al momento giusto potrà sfruttare anche questa skill.

Nick Perkins (Centro-Ala Grande)

“Con Nick Perkins ci vorrà pazienza”. Il virgolettato non è nostro, ma di Frank Vitucci. Perkins è un lungo particolarmente massiccio, che in una condizione fisica non ottimale ha mostrato ancora meno della metà di ciò di cui è capace. Per di più, la sua unica esperienza fuori dall’America è avvenuta in Giappone, in un basket poco competitivo e completamente diverso dal nostro. Qualche sprazzo di tecnica e prestanza nel pitturato si è vista soprattutto all’inizio delle partite, quando il fiato non era ancora corto, oltre ad una rispettabile mano da media e lunga distanza. Deve imparare a gestire meglio i falli e a prendere le misure con le difese europee. Se ce la farà, si parlerà tanto anche di lui.

Ousman Krubally (Centro)

Uno dei più positivi dell’intera Supercoppa è proprio l’ex Pistoia e Venezia. Arrivato già in buone condizioni fisiche, è stato praticamente il “titolare mascherato” della Brindisi di Olbia. E’ stato e sarà portatore di energia, rimbalzi e punti che dalla panchina in quel ruolo raramente sono arrivati con continuità. Il tempo che servirà a Perkins per adattarsi all’Italia se lo prenderà lui per “diritto di anzianità”. Krubally è un giocatore di sostanza, poco spettacolare ma che per certi versi e per carattere va a darci qualcosina di quel John Brown che ci mancherà così tanto quest’anno.

Chiusa la Supercoppa del cinquantenario di LBA giocata ad Olbia, siamo ormai pronti a buttarci nel campionato dell’Happy Casa Brindisi che inizierà, per uno strano scherzo del destino, proprio contro Venezia, contro cui si è persa l’ultima finale di Coppa Italia. Simbolicamente, è un bellissimo modo per ricominciare.

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