Calcio

Bruno Valenti: la "abeja obrera" de Rosario.

11.12.2023 15:41

L’Argentina, Rosario, il Club Atlético Provincial, Licata, Rotonda, Brindisi, la promozione in C. Sacrificio, spirito di abnegazione, lavoro duro. Essere una “abeja obrera”. Tanti nomi, altrettanti aggettivi, un solo soggetto a cui sono riferiti: Bruno Valenti. Facciamo un passo indietro, volando metaforicamente a 11471 chilometri da Brindisi, più precisamente a Rosario, in Argentina. Lì nasce Bruno Valenti ventuno anni fa, il 26 luglio 2002, in un freddo inverno argentino che forse, al tuttofare brindisino, ha donato il sangue freddo che lo contraddistingue, ma anche, paradossalmente, il fuoco che arde dentro di lui. Rosario è la città di Lionel Messi ed Ernesto Che Guevara. Se nasci lì, in un modo o nell’altro, dall’una o dall’altra figura, vieni influenzato. Messi è il suo idolo, il famoso comandante, invece, rappresenta la voglia del giocatore brindisino di lottare sempre, in ogni situazione, contro tutti e tutto, insomma: hasta la muerte. I primi calci al pallone di Valenti sono stati tra le fila del “Club Atlético Provincial”, una delle più grandi polisportive argentine. A diciotto anni la svolta. Dalla “Boulevard 27 de Febrero”, sede dell’Atlético Provincial, a Licata in Sicilia per inseguire un sogno: fare della propria passione il proprio lavoro. Così, il piccolo talento di Rosario sbarca in Italia nel 2020, anche se l’avventura con il Licata finisce presto. Neanche il tempo di esordire in Serie D con i siciliani che viene girato in prestito al Rotonda, a quei tempi militante nel girone I di Serie D. Ventotto presenze alla prima stagione con i grandi, prestazioni eccellenti, fuoco che arde. Il Rotonda a quel punto può fare solo una cosa: acquisire definitivamente le prestazioni del giocatore, per godere delle sue giocate anche la stagione successiva. Nella seconda stagione di Serie D, questa volta nel girone H, non si smentisce. Trentasette presenze e due assist per Valenti, che incomincia ad attirare attenzioni dai club dilettantistici di mezza Italia. Non poteva che essere chiamato da un club con grandi ambizioni dopo i due anni passati a Rotonda. Sbarca quindi a Brindisi nella passata stagione. Ciò che ha fatto con i biancoazzurri è ancora ben impresso nella mente di tutti. Trentaquattro presenze complessive, due assist, la Serie C riconquistata dopo trentatré anni. Numeri da grande calciatore, da atleta navigato, da chi gioca da anni a calcio. Eppure, Bruno ha poco più di vent’anni. Riconfermarlo quest’anno era un atto dovuto, non farlo sarebbe stato folle. Però la Serie C non è la D, la difficoltà è maggiore, l’esperienza e la bravura degli avversari anche, il salto di categoria pesa per tutti. Tutti, certo, ma non per Bruno Valenti. In C, al suo esordio assoluto in categoria, ha totalizzato diciassette presenze in diciassette giornate. Due gol e un assist per lui finora. Ma c’è di più, molto di più. Mister Ciro Danucci e il suo 4-2-3-1. Poi il 3-5-2 di mister Giorgio Roselli. Terzino destro, terzo di difesa, quinto di centrocampo, mezz’ala. Valenti ha ricoperto tutti questi ruoli quest’anno e l’ha fatto egregiamente. Da mezz’ala ha giocato nella scorsa gara contro il Sorrento, servendo a Luca Lombardi l’assist del definitivo 2-0, giocando come se quello fosse il suo ruolo naturale, senza paura, senza sbavature. Non facendo una prestazione da campione, non giocando come un goleador, ma giocando come Bruno Valenti, che è ancora meglio. In ogni alveare c’è un’ape regina. Poi, ci sono centinaia di api operaie, vero fulcro dell’alveare. Loro mantengono in piedi la baracca, si sacrificano per tutti, tengono in vita la regina. Se il Brindisi fosse un alveare, Bruno Valenti, sarebbe un’ape operaia, anzi: sarebbe la abeja obrera de Rosario. E forse lo è già. 

 

 

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